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Voli pindarici tra Bellezza, Cinofilia e Sopravvivenza dell’essere umano

Io sogno un’arte equilibrata, pura, tranquilla, senza soggetto inquietante o preoccupante, che sia per ogni lavoratore intellettuale, per l’uomo d’affari come per l’artista di lettere, per esempio, un lenitivo, un calmante cerebrale, qualcosa di analogo a una buona poltrona che lo riposi delle sue fatiche fisiche”- Henry Matisse

Vivo da sempre con cani di ogni tipo e genere, di razza pura o arlecchino ma con gli Airedale, i Re dei Terrier, la frequentazione è costante ed ultradecennale. In questa sede ci interessano per la loro côtè artistica. Dal loro universo a quattro zampe sono approdati a quello dell’arte grazie ad una folgorazione che insalutata ospite mi ha colpito parecchio tempo fa. La presa di coscienza è stata innescata dal fatto che questa razza particolare, un mix tra bellezza, armonia ed eleganza, è oggetto di continui, sentiti ed estatici apprezzamenti da parte delle persone più disparate per cultura, provenienza, formazione ed età. Senza entrare nei significati escatologici del termine, in decenni di convivenza canina posso dire che non c’è stata volta che qualcuno, italiano o straniero, giovane o vecchio, colto o meno, non si sia fermato anche per strada, estasiato davanti a queste sculture sui generis. La loro innata eleganza armonia equilibrio bellezza infatti sembra abbiano la facoltà di far scattare qualche codice ancestrale, legato ad un sentire comune registrato nel nostro profondo. Su questo punto si dovrebbe aprire un’enciclopedia, ma non ora certamente. A dispetto delle potenti mode vigenti che privilegiano l’arte sensazionalistica e possibilmente con aspetti raccapriccianti, se incontriamo bellezza ed armonia ci sentiamo meglio perché vengono stimolati nella corteccia medio frontale i neurotrasmettitori della dopamina, serotonina ed ossitocina che incidono poi infatti sull’umore e quindi sul benessere. E facendo un volo pindarico gli esseri umani potrebbero essere portati naturalmente alla bellezza… e l’arte potrebbe essere il loro medium. Così era fino a non molto tempo fa. Lentamente e inesorabilmente in questi ultimi decenni, ma a ben vedere i prodromi si ebbero già a metà Ottocento, i canoni della bellezza furono sostituiti da altro.  L’arte del sociale, complice la rivoluzione industriale, entrò infatti a gamba tesa, cancellando migliaia di millenni di storia basata, almeno per l’Occidente, su specifiche ben note, codificate poi per l’eternità da Leonardo da Vinci, la cui attualità è sotto gli occhi di tutti.  Dalla metà dell’Ottocento in poi, la bellezza, umiliata… stanca e offesa, scomparve da certi ambienti, ma continua a spuntare e… a risplendere anche oggi, nelle nostre città d’arte, nei paesaggi o nel riflesso della cupola del Duomo di Firenze in una pozzanghera, in un tramonto o in un marmo di Pablo Atchugarry. Anche se bandita dai luoghi canonici dell’arte che tendono a seguire l’arte come specchio crudo dei tempi, quindi denuncia sociale condita da violenza e volgarità tradendo così il compito catartico dell’arte, il bello e l’armonia comunque fanno capolino ovunque mentre l’artista in troppi casi è sempre meno medium, e sempre più cronista.

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