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Arte e moda – in scena a Firenze con la regia di Stefania Ricci

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Arte e moda
in scena a Firenze
con  la regia di Stefania Ricci

Arte e moda –  in scena a Firenze con  la regia di Stefania Ricci. FINO AL 7 Aprile 2017

( L’arte “sfila”  sulla passerella del Museo Ferragamo , e non solo )

Ho avuto la fortuna  di vedere la mostra ” Tra Arte  e Moda ” al Museo Ferragamo, che l’ha voluta e promossa.

La splendida sede di Palazzo Spini Feroni a Piazza Santa Trinita,    racchiude la summa dell’intero discorso che é composto da diverse sezioni :

“Periodici italiani del Novecento” – Biblioteca Nazionale Centrale

“Ottocento alla moda” – Galleria degli Uffizi, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, Sala del Fiorino,

“Collaborazioni” al Museo Marini

“Nostalgia del futuro, nei tessuti del dopoguerra”‘ – Museo del tessuto a Prato, ormai concluse.

Lasciato lo scalone di accesso, il visitatore viene  letteralmente avvolto da un tripudio di colori, una  gamma infinita,  modulata  sulle note di  una sinfonia che non abbassa mai il timbro, dalla prima all’ultima nota.

Dalle famose calzature di Salvatore Ferragamo, realizzate con i materiali piu incredibili,  ai bottoni di Alberto Giacometti, ai vestiti  di Salvador Dali alle giacche di  Joan Mirò, ogni cosa vive appieno la propria identità artistica. Il “res ipsa loquitur” di Remo Bodei ne “Lo Stato delle Cose”. *  Il discorso è impegnativo e  tocca i Prerafaelliti inglesi, la Secessione viennese con Gustav Klimt, Mariana Fortuny,  il futurismo e le sue sperimentazioni, sottolinea le collaborazioni dirette tra artisti e stilisti grazie a Sonia Delaunay e Thayaht  con  Vionnet, Salvador Dalì  e Jean Cocteau con Schiapparelli e specularmente Yves Saint Laurent e Piet Mondrian.

Scopriamo la tesi di Sergio Tofano che auspicava, siamo nel 1920, una moda ispirata agli affreschi di Masaccio e Beato Angelico, ma ritroviamo la Biennale Arte e Moda del 1996 curata da Germano Celant, Ingrid Sischy e Luigi Settembrini,

L’allestimento rigoroso, è ordinato in maniera tale da permettere di seguire il filo conduttore che sottende tutta la mostra, l’osmosi tra arte e moda, e pur all’interno di questo ricco panorama, ogni pezzo si gode come se fosse l’unico.

Arte e moda, due  mondi,  eredità di una divisione nata ai tempi dei  comuni, con le corporazioni, concetto ribadito  dall’ulteriore iato creato  dalla nascita delle accademie nel XVI secolo, e ancora riproposto dal movimento “Arts and Crafts” alla fine dell’Ottocento.

L’intelligente divisione da un punto di vista di gestione amministrativa non intendeva comunque inficiare  il valore della versatilità del lavoro a  bottega.

Ai primi del Novecento è  Il Bauhaus che, prendendo atto delle ricadute della rivoluzione industriale, si dà come criterio quello di conciliare creazione artistica e metodo artigianale con la produzione industriale: il  valore estetico di un oggetto è dato la sua bellezza  tecnica e funzionale. Ancora un’altra sfaccettaura.

No,  quello che si legge in questa  mostra è la volontà di  riappropriarsi del concetto che “mano mente e spirito”   sono componenti essenziali del momento creativo e  che dal loro reciproco soddisfacimento nasce l’attenzione alla continua  ricerca del capolavoro.

L’icona della mostra è un omaggio a Salvatore Ferragamo – che viveva la “sua”  bottega rinascimentale, degno erede com’era  della tradizione –  ed é emblematico del fitto dialogo arte/moda: l’elemento decorativo, essenziale all’estetica di “Tirassegno” la décolleté del 1958 si sposa  con l ‘opera di uno dei grandi artisti americani della seconda metà del Novecento, Kenneth Noland,  fonte d’ispirazione.

Expo Milano … 1906, però!  Rosa Genoni, sarta ma anche insegnante della sezione sartoria alla Scuola professionale femminile di Milano, fece realizzare due abiti, come manifesti programmatici delle sue idee, uno ispirato ad un disegno di Pisanello conservato nel Museo Condé a Chantilly, l’altro  dalla  Primavera del Botticelli. Il mantello desunto dal Pisanello, generosamente prestato dalla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, gode qui di una meritatissima attenzione.

La storia continua con Germana Marucelli e il proprio atelier, siamo  negli anni sessanta del   secolo scorso, luogo di incontro settimanale tra operatori della moda, artisti e intellettuali uniti nella ricerca di forme espressive interpreti del proprio tempo: artisti come Pietro Zuffi, Getulio Alviani, Paolo Scheggi, ma anche poeti come Ungaretti, Quasimodo e Montale. “Usciamo” allora dall’Atelier proprio con Germana  Maruccelli che ci invita nella Milano del dopoguerra al premio di poesia San Babila.

Il dialogo tra arte, moda e design si fa sempre più fitto. Palcoscenico privilegiato le Triennali degli anni cinquanta, dalla IX alla XI  dove protagonisti sono artisti  come Lucio Fontana, Bruno Munari, Roberto Crippa, Piero Dorazio, Gianni Dova, Fede Cheti, Fausto Melotti, Giò Ponti, Ettore Sottsass, pronti a rispondere  ai  concorsi banditi dalle aziende tessili presentando  ciascuno il proprio universo.  Carlo Cardazzo allora aprirà al nuovo discorso la sua galleria a Venezia, con l’edizione dei foulard d’autore – opere d’arte da indossare – e degli arazzi – opere d’arte per gli ambienti, riportando l’estetica al quotidiano, il messaggio fondante  della storia dell’arte.

In mostra Edmondo Bacci, Giuseppe Capogrossi, Massimo Campigli, Roberto Crippa, Lucio Fontana, Bruno Saetti, Franco Gentilini, Emilio Scanavino, Marino Marini. I loro foulard  insieme agli arazzi di Alfredo Chighine, Enrico Bordoni, Atanasio Soldati, Silvano Bozzolini, Guido Marussig, opere tessili per conoscere il senso dell’Arte Totale di quegli anni.

Sono ormai  all’ultima sala..senza accorgermene… Il buio in cui è immersa questa sezione, è squarciato solo dai flash delle sculture in stoffa, ma anche legno o plastiche di Hussein Chalayan, Marta Margiela Victor & Rolf, Helmut Lang, Nick Cave.  ” É del poeta il fin la meraviglia…” diceva circa quattrocento anni fa Gian Battista Marino, calzante qui come non mai.

La mostra così ricca ed esaustiva, senz’altro appagante veicola un messaggio estremamente importante in quest’era di globalizzazione imperante, e cioè che oggi più che mai è vincente e attuale il messaggio che ci ha donato Firenze nel Rinascimento.

Con il Patrocinio e supporto dei Beni e delle Attività culturali e delle Attività culturali, Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio per le Province di Firenze Prato e Pistoia,

Fondazione Massimo e Sonia  Cirulli,  e il contributo di Centro di Firenze per la Moda Toscana

Tra Arte e Moda ideata e a cura di Stefania Ricci con Maria Luisa Frisa, Enrica Marini Alberto Salvadori, e inoltre Caterina Chiarelli con Simonetta Condemi.

Catalogo ed Mandragora srl

Allestimenti Silvia Cilembrini e Fabio Leoncini

* ed.Laterza

La mostra è visibile fino al 7 aprile 2017’

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